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Mario Saccenti
Bacchelli Memoria e invenzione Casa Editrice Le Lettere www.lelettere.it Romanziere, novelliere, poeta, autore di teatro, storiografo, biografo,
critico, saggista, memorialista, commentatore, traduttore, scrittore di
orizzonte europeo eppur tutto nutrito di umori e linfe della sua terra natale,
Riccardo Bacchelli si presenta erede di una grande tradizione che porta i nomi
di Leopardi e Manzoni, Nievo e Carducci: in un amore dei classici, in una
ricerca di compiutezza formale e in una fede nella moralità del lavoro
letterario, che si associano alla ricerca del vero in ogni aspetto della vita
dell'uomo, alla penetrazione e all'evocazione del quadro storico, del colore del
tempo.
Dall'introduzione al volume "Il brigante di Tacca del Lupo" di Francesco Grisi Il lavoro di Riccardo Bacchelli si presenta come un castello antico nel quale si entra con occhi ammirati. E' unitario e compatto e ogni pagina serve per continuare un itinerario e procedere in un discorso. Come un antico castello che si può abbracciare in uno sguardo e percorrere, tra antichi arazzi e quadri di antenati lentamente, scorgendo il segreto fascino che contiene la sua storia così si annuncia e si dimostra la fatica di Bacchelli. Ma non basta. Il lavoro di Bacchelli, in questa nostra civiltà (meglio costume) di mode letterarie che passano e di sperimentalismi che fatalmente cadono, non subisce le variazioni delle situazioni. Esso è nato e si è andato sviluppando con una fedeltà che non accetta le facili lezioni \e i comodi atteggiamenti del successo: l'attività letteraria di Bacchelli è autonoma dal tempo in cui si è sviluppata e dalla storia dove si è trovata a vivere.
Dalla motivazione del Premio "La Penna d'oro" conferitogli nel 1963 "Non impressionista, non dottrinato, non filologo, non erudito nel senso professionale del termine, il Bacchelli si pone di fronte agli scrittori, ai personaggi storici, ai problemi, alle istituzioni linguistiche del tempo, con l'impegno dell'uomo maturo, con l'equilibrio di chi sa che è nella natura umana di non possedere tutto; in una parola, con la sua saggezza virile. Da qualunque parte si consideri, la posizione del Bacchelli, anche per i valori non transeunti che coglie e innalza ad arte, appare sempre dominante e centrale".
Da "La nuova enciclopedia della letteratura Garzanti" (...) Poeta, narratore, saggista, drammaturgo, ha al proprio attivo una produzione letteraria vastissima che si riallaccia sapientemente alla tradizione ottocentesca, soprattutto al filone manzoniano e a quello carducciano. Aperta alla rievocazione del passato e all'analisi storico-politica, sottilmente indagatrice delle motivazioni etiche dei fatti di cultura, la sua opera affronta i temi più diversi. I suoi versi innestano su una ricca esperienza autobiografica un discorso lirico-filosofico formalmente complesso che dà talora nel concettoso; e altrettanto può dirsi dei suoi scritti di teatro, ingegnosamente dialettici. La narrativa di Bacchelli, densa di riferimenti eruditi, spazia dal quadro storico al tema biblico, dalla prosa satirica alla divagazione meditativo-fantastica in cui convergono ironia, moralità ed un ricercato gusto figurativo, fino alla narrazione "privata" e alla favola scanzonata. L'elemento centrale della varia ispirazione bacchelliana è da identificarsi in una costante riflessione sulla condizione umana; ma ancora più significativo ed unificante risulta lo stile, costantemente macchinoso e ornato, basato su una lingua che assorbe abilmente moduli idiomatici e dialettali entro un impasto illustre, tso a un vigoroso realismo. Di rilievo sono anche i saggi storici e critici di Bacchelli che testimoniano l'ampiezza dei suoi interessi culturali.
Da "Guida al novecento" a cura di Salvatore Guglielmino Oltre "La Ronda". Per Riccardo Bacchelli l'esperienza rondesca - era stato uno dei più attivi redattori della rivista - è solo un punto di partenza in quanto la sua straripante produzione posteriore si è orientata verso la meditazione storica, la cronaca di viaggio, la saggistica, la biografia, ma soprattutto verso la narrativa in una larga varietà di formule: dal romanzo storico (Il diavolo al Pontelungo , 1927; Il mulino del Po, 1938-40) a quello psicologico-sociale (Una passione coniugale, 1930; Tre giorni di passione, 1955). Gà questo può dare un'idea della vastità del modo di Bacchelli e del superamento degli orizzonti aristocratici e un pò gracili della Ronda; Bacchelli si tuffa nei settori più diversi con una sanguigna avidità di comrendere e rappresentare aspetti del costume e memorie di popoli con piena consapevolezza dei rischi che tutto ciò comporta: Quando impresi a trattare con nome e cognome personaggi storici e fatti accaduti, sapevo ed accettavo di assumere una responsabilità morale, di giudizio storico. Nel romanzo storico infatti Bacchellisi è buttato - ci sembra proprio questo il termine - con maggior foga ed impegno e Il diavolo al Pontelungo e la triologia de Il mulino del Po sono le sue opere di più larga risonanza. Una narrativa tradizionale. Ne Il diavolo al Pontelungo - incentrato sulla predicazione anarchica e sulle velleità insurrezionali di Bakunin in Emilia fra il 1873 ed il '76 - predomina un divertito atteggiamento ironico che dà luogo ad una rappresentazione ricca di umori e di estri che prende le mosse da un atteggiamento di conservatore troppo spesso propenso a ridurre a dimensione macchiettistica ciò che potrebbe avere dimensione diversa. Nella trilogia, invece, la vicenda delle varie generazioni che si dipana nel cosro di un secolo, è vista con una pietas storica, con l'animo cioè di chi si accosta alla storia di un popolo per comprenderne il secolare cammino tra carestie e guerre, amori e morti e cantarne - come un cantastorie antico, dichiara l'autore - affetti, lavori, memorie: sullo sfondo di una campagna e di una terra (che l'autore indugia amorevolmente a descrivere) dominate dalla presenza solenne del Po. C'è certo nelle mille pagine che compongono la trilogia, l'impegno di fare un romanzo poema che dia il colore ed il sapore del tempo e del modo assato e dell'"umile Italia"; e Bacchelli gardava più alle suggestioni letterarie del passato che agli esempi del presente: a Nievo, a Manzoni, a Tolstoj, ai romanzieri che avevo inteso narrare ciclicamente vicende famigliari (Zola nei Rougon Macquart; De Roberto ne I Vicerè, Verga, nell'iniziato ciclo dei vinti ) più che a Svevo che nel 1923 aveva pubblicato La coscienza di Zeno, o a Moravia di cui erano usciti nel 1929 Gli indifferenti o ad altri esempi di letteratura straniera nei quali si verificava ormai la dissoluzione del personaggio e della vicenda. E ciò diciamo per sottolinera l'impianto fondamentalmente tradizionale della narrativa di Bacchelli.
Luigi Tripodaro Giuseppe Bonghi Appunti di Storia della Letteratura italiana Riccardo Bacchelli
Le tappe più importanti dell'attività di questo scrittore sono rappresentate dai vari
periodi nei quali egli fu nella redazione de La Voce (dopo il '13), de La Ronda
(dopo il 19) o collaborò alla Fiera letteraria, alla Lettura, alla Stampa,
all'Italiano, al Selvaggio, alla Illustrazione italiana, allo Ambrosiano,
al Corriere della Sera, alla Cultura, alla Nuova antologia. Sono
rappresentate, anche, naturalmente, dalla pubblicazione delle opere più importanti, fra
cui Il mulino del Po (1938 40), in tre parti, Lo sa il tonno (1923), Il
diavolo a Pontelungo (1927), Il pianto del figlio di Lais (1945), Iride,
La città degli amanti, Lo sguardo di Gesù.
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